lunedì 11 ottobre 2010

B.-Side


Un po' di aggiornamenti dal fronte della Presidenza del Consiglio.

"t'ho sporcato sul naso"
Visita in Russia per festeggiare il compleanno dell'amico Putin. I dettagli del viaggio, come sempre, sono avvolti nel mistero: sia mai che qualcuno facesse la soffiata al cane di Pavlov della sua festa a sorpresa o gli svelasse in anticipo l'entità del regalo (dopo aver incensato l'amico come un dono del Signore soltanto un mese fa, il nostro caro premier pare sia rimasto in dubbio sino all'ultimo tra un forziere d'oro o una confezione di mirra in edizione limitata).

Tornato in Italia dopo aver adempiuto i suoi obblighi diplomatici, l'ex Ministro allo Sviluppo Economico (che non c'è) è stato ricoverato all'istituto clinico Humanitas di Rozzano (MI) per un intervento chirurigico al tendine della mano sinistra, provata dai numerosi pugni chiusi d'obbligo esibiti durante il party in onore del compagno Vladimir.

Ma la notizia per noi rilevante è un'altra. No, non sono stati finalmente resi noti i dati relativi agli accordi per la distribuzione e la compravendita delle risorse energetiche nel nostro territorio. Bensì (dovrete accontentarvi) che il Cavaliere, mentre in sala tutti si scatenavano con il torneo di limbo, escluso dalla contesa per la sua manifesta superiorità dovuta alla propria invincibile combinazione tra doti fisiche e preparazione atletica, ha trovato il tempo per dichiarare: 
«Se negli ultimi due mesi la nostra parte politica ha dato un'immagine che non ha entusiasmato, lo si deve ad alcuni errori del partito e non del governo"»

Partiamo da quel paio di verità immanenti messe in discussione con una sola manciata di parole.
La prima è che la popolarità del governo, potrebbe aver interrotto la deflazione galoppante, finora ininterrotta, che l'aveva portata lo scorso settembre al dato record del 117% dei consensi: percentuale, ricordiamo, seconda soltanto al rapporto debito/PIL della Nazione.
Mentre la seconda dice che il Popolo delle Libertà, spacciato sin dal giorno della sua fondazione, per l'appunto, come un popolo, adesso diventa un partito. Sia chiaro: non un mesto e triste partito come tutti gli altri, ma pur sempre il Partito dell'Amore.

Meri dettagli, però, se paragonati al rigore scientifico di una logica per la quale, se un Governo ed una sovrabbondante maggioranza parlamentare non riescono a soddisfare pienamente il palato dei propri numerosissimi elettori, e della cittadinanza tutta, la colpa è del partito. Forse perché non è abbastanza grosso da ricoprire tutte le seggiole di Camera e Senato. O, al contrario, probabilmente perché il partito è troppo grande e nel coro di voci che dovrebbero cantare all'unisono, ogni leggera stonatura appare irritabilmente evidente come una lavagna graffiata da un righello.

esempio di devozione
Come non coltivare un moto di pena e compassione per tutti gli uomini(cchi) del Presidente, a coloro che dal lato B di B. traggono la linfa vitale della propria esistenza (e dal quale anche una flatulenza viene accolta come la dolce brezza del mattino)? Il mio pensiero, dunque, va stasera a tutti i Bondi, i Cicchitto, i Bonaiuti, i Gasparri, i Lupi, i Cap... (no ai Capezzone no) di questo meraviglio amorevole mondo chiamato PdL. Dopo aver votato anima e (soprattutto) corpo al popolo-partito senza ricevere mai neanche una parola d'apprezzamento per tutto il lavoro svolto ai microfoni di qualsivoglia TG, sulle poltroncine di ogni talkshow televisivo e, quando non rimangono imbottigliati nel traffico di Roma, dagli scranni del Parlamento, ora devono anche sentirsi dire che la colpa, se tutto va male in questo Paese, è soprattutto loro.

Sigh: solo chi ha una colata di cemento al posto del cuore può essere tanto irriconoscente.

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