martedì 9 novembre 2010

Surplase

Avete presente le gare di velocità di ciclismo su pista? Due corridori si affrontano da soli, su un circuito di circa un chilometro, dove soltanto gli ultimi 200 metri vengono cronometrati (la specialità, infatti, viene chiamata anche i 200 metri lanciati) e in cui si raggiungono velocità elevatissime, anche di 70 km/h.
Ma non per questo è una gara di sola potenza. Infatti gli atleti devono far ricorso a tutti i tatticismi del caso per battere il loro avversario diretto nella volata finale, dove chi riesce a prendere la scia all'avversario e a batterlo sul tempo nello scatto ha praticamente la vittoria in pugno. Per farlo, però, occorre uno studio approfondito del rivale che avviene per tutto l'arco del percorso.
Soprattutto, occorre un modo per partire dietro il proprio avversario. Nei decenni passati, c'era una tecnica specifica che consisteva nell'arrestarsi sui pedali, rimanere fermi il più tempo possibile senza mettere il piede a terra (pena la squalifica) e farsi superare o restare indietro al proprio competitore.
Tutto ciò viene chiamato surplase.


Oggi questa tecnica è praticamente in disuso nel ciclismo grazie alla predominanza della componente fisica degli atleti su quella tattica, ma è stata degnamente riciclata in uno sport dove i praticanti di muscoli non ne hanno per niente: la politica.
"Parti prima tu." "No, tu."


Fini e Berlusconi, da quest'estate, non fanno altro che sbattere su tutti i giornali e su tutte le televisioni la loro rottura. Una rottura, perciò, intrinseca della maggioranza di governo, il quale è destinato per ovvi motivi a cadere.
Perché non cade? Perché caduto un governo, se ne dovrà pur fare un altro, che con tutta probabilità dovrà passare per il consenso degli italiani.
E non ci si può mica presentare alla volata elettorale con lo svantaggio di essere i responsabili della chiusura anzitempo di una legislatura e del terzo ritorno alle urne nel giro di cinque anni.


Chi oggi si farà avanti sfiduciando il governo o dimettendosi dalla presidenza del consiglio, si fa avanti anche in questa volata immaginaria dando un incredibile vantaggio all'avversario.
Perché in un'Italia dove la comunicazione è tutto e non contano i fatti in sé o come uno gli interpreta bensì come vengono fatti percepire al grande pubblico, non ha importanza se il governo cade perché B. tenta in tutti i modi di far approvare leggi ad personam oppure il programma di coalizione non viene portato a termine. Importa soltanto far apparire gli altri nel torto.


Il punto, e se avete mai visto qualche fotogramma di una delle suddette gare ciclistiche di velocità, è che in attesa di questa velocità i contendenti sono fermi, immobili al limite delle possibilità umane, e se possibile tornano indietro (entro un limite massimo di 20 centimetri).
Allo stesso modo sono fermi i nostri organi legislativi: da una parte il governo non vuole avanzare né tanto meno porre la fiducia su leggi che lo farebbero cadere, dall'altra parte i finiani non chiedono il voto di sfiducia.


Ma soprattutto è fermo il Paese, in tutti i sensi.
Come lo è stato, secondo una recente indagine de El País (pagina 1 e pagina 2, fonte: italiafutura.it), per tutto l'ultimo decennio 2000-10: l'Italia ha conosciuto una crescita del suo Pil del 2,43%, penultimo in classifica per percentuale su 180 Stati analizzati, davanti soltanto alla sfortunata Haiti che è l'unica ad avere un segno negativo davanti al suo dato.
Inutile aggiungere che in questi 10 anni la crisi ha influito soltanto per gli ultimi 3 e che per ben 8 siamo stati governati da Mister B(ean).


Abbiamo voluto la bicicletta? Pedalare adesso.

sabato 6 novembre 2010

Imbarazzi

C'è un parallelismo inusuale che accomuna in questi giorni i leader dei due maggiori partiti nostrani.
leader con le mani legate
Berlu e Bersa, oltre le prime tre lettere del cognome e la data di nascita, dovranno spartirsi per una settimana anche lo stesso destino: quello di essere stati etichettati come ospiti sgraditi ai due forum nazionali seguenti ai quali la presenza dell'uno e dell'altro sarebbe dovuta essere se non d'obbligo, perlomeno d'ordinanza.

"Prossima Fermata Italia", la convention promossa dai giovani esponenti del PD Mattero Renzi e Giuseppe Civati col 'obiettivo di "rottamare" la classe dirigente del partito, è iniziata ieri 5 novembre e durerà sino a domani 7.
La Conferenza Nazionale della Famiglia, organizzata col patrocinio del dipartimento per le politiche della famiglia affidato all'esponente PdL Carlo Giovanardi, si terrà invece l'8 9 e 10 di questo mese.

Ancora non ci è dato sapere con certezza cosa faranno rispettivamente il segretario dei democratici e il presidente dei berlusconiani per i due eventi in programma. C'è di sicuro, ad oggi, che l'eventuale presenza dell'uno o dell'altro ai rispettivi forum creerebbe imbarazzo non solo agli altri convitati, bensì anche a loro stessi.

Troppo somigliante ad un reparto geriatrico l'entourage del terzo segretario in tre anni del PD e troppi pochi segnali di rinnovamento all'interno della struttura nazionale.
Troppe moglii, troppe relazioni extraconiugali, troppe dichiarazioni fuoriluogo per il Presidente del Consiglio e, soprattutto (visto l'invito a parlare di fatti e non di chiacchiere) troppi pochi interventi a tutela dei nuclei familiari in due anni e mezzo di legislatura.

Allo stato attuale delle cose, dunque, Silvio e Piergigi non parteciperanno ai due appuntamenti.

Ma se da un lato la presenza dei due potrebbe far svanire il significato e lo scopo dei suddetti convegni, trasformandoli in pure e semplici vetrine (tanto si sa, siamo in campagna elettorale anche senza elezioni in programma); dall'altra parte la loro assenza lancerebbe piccoli ma inequivocabili segnali di indebolimento delle rispettive leadership, che tradotti in piccoli termini indicano un governo Berlusconi sempre più in crisi e agli sgoccioli, ed un Bersani sempre meno probabile come candidato premier del centrosinistra per le elezioni oramai prossime.
Solo per queste motivazioni di opportunismo e non per altre, non mi meraviglierei di probabili colpi di reni dell'ultimo ora da parte di almeno uno dei due.
Tanto basta una ripassata di trucco e via, si passa in tivvù davanti al grande pubblico: poco importa se non si ha nulla da dire.

giovedì 4 novembre 2010

Ciao Belli

Non capirò mai come "Bella Ciao" si sia trasformata da canzone delle forze della Resistenza durante la seconda guerra mondiale, a inno dei partiti di sinistra tra un congresso e un'assemblea.
Certo, si tratta di simboli, segni di riconoscimento e non di idee, ma ritengo sia imperdonabile quanto è accaduto: quello che è stato il canto di un popolo (mai così unito come allora) per la sua libertà, ora è sempre più venduto come hit di una fazione, e in quanto tale da ripudiare per tutte le altre, indecisi ed astenuti compresi.
Oggi "Bella Ciao" è un ritornello dei rossi, dei comunisti, probabilmente anche del CSM.
Al c'entro, invece, si preferisce cantare le litanie della domenica.

E a destra?

Rivoltato nella tomba
In Italia innanzitutto manca una destra. Una destra di quelle liberali, conservatrici, giustizialiste, come nella tradizione di tutti gli altri sistemi politici occidentali.
La destra italiana è rappresentata oggi dagli eredi dei fascisti da una parte, la xenofobia leghista dall'altra, e in mezzo dai valori morali introdotti nel 1994 con la creazione di Forza Italia.
La destra italiana non ha neanche il tempo per mettersi a cantare. Ma quando proprio deve farlo, le uniche parole che ricorda sono quelle di "Giovinezza" o "Faccetta Nera", le cui note non sono solo inquietanti per le tristi rimembranze fasciste, ma anche impietose per l'udito. Oppure come inno della propria introversia culturale (adoro gli eufemismi) prende in prestito il "Va Pensiero" di Verdi, l'aria simbolo del Risorgimento composta da uno dei principali eroi dell'Unità d'Italia. O peggio ancora ripete in coro il ritornello di "Meno male che Silvio c'è".

Puoi dare di più
Sfugge però, in questo distorto contesto politico-musicale italiano, come si possa mettere sulla stessa bilancia, per un semplice gusto della par-condicio a tutti i costi, "Bella Ciao" e "Giovinezza". L'unica logica che ammette un parallilismo tra i simboli di un moto di libertà e quelli di un regime tirannico, è quella di una spregevole rivisitazione storica e riabilitazione di idee violente e antidemocratiche. Alla Rai (nella ridente Sanremo) riescono anche in questo.


P.S.: Voglio chiudere, citandole a memoria con alcune parole pronunciate dal Presidente della Commissione Bicamerale Antimafia Beppe Pisanu, intervistato ormai due anni fa a Che Tempo Che Fa, riferendosi a Gianfranco Fini:

"Quando c'eravate voi al potere, quelli come me erano in galera. Ora che ci siamo noi, quelli come te sono Presidenti della Camera".

domenica 31 ottobre 2010

Balli di Gruppo


C'è una linea sottile che divide la vicenda Ruby da tutti i cucù alla Merkel, le barzellette blasfeme e le dichiarazioni più varie ed inopportune offerte da Silvio Berlusconi negli ultimi sedici anni.
Mentre gli altri episodi (sui quali si potrebbe divagare per pagine) possono ricollegarsi esclusivamente al suo comportamento estroso e bizzarro, le disavventure della figlia di Mubarak portano alla luce un caso, l'ultimo di una lunga serie riguardante B., di abuso di potere.

giovane dentro
Perché telefonare ad una questura chiedendo (ed ottenendo) di poter prelevare una persona in stato di fermo è una prevaricazione delle competenze d'ufficio, oltre che un esercizio oltre i limiti dei propri poteri: beninteso i poteri di un Presidente del Consiglio, e non quelli personali di chi è investito di tale carica.
È poi del tutto ininfluente che quella telefonata possa aver interessato una giovane conoscente del suddetto premier, perlomeno fino a quando non saranno accertate ulteriori violazioni della legge riguardanti lo sfruttamento di una minorenne. L'illegittimità di quella telefonata è nella richiesta avanzata dal mittente e non nell'entità della persona che andava a favorire.

Quanto appena detto è utile anche per inquadrare i connotati dell'aggressione incostituzionale avanzata da parte di Berlusconi, dall'inizio della sua carriera politica, alla carica di Presidente del Consiglio, da lui oggi rappresentata: l'assimilazione dei poteri istituzionali assunti con carattere temporaneo con le libertà personali che sono invece permanenti. Un requisito, questo, ripresentato nel corso della storia, in misura ovviamente maggiore, soltanto dalle monarchie assolute.
Questa volontaria confusione tra sfera privata e pubblica è confermata dalla continua proposta da parte del leader del PdL, durante questi lunghissimi 16 anni, dei suoi successi e della sua immagine personale come i migliori spot per la sua popolarità e la conquista del consenso elettorale. Confusione che ha sempre permesso a B. e ai suoi discepoli di poter archiviare sotto lo stesso fascicolo sia le accuse riguardanti la sua estrosità e bizzarria di cui sopra, sia le critiche alla sua azione di governo, permettendo che ogni azione illecita rimanesse impunita. Ogni accusa, anche quando verteva unicamente sulla sua attività da primo ministro, viene artatamente trasformata in critica moralista alla sua condotta personale, convertendo ogni scandalo politico in una persecuzione privata da parte dei nemici comunisti o magistrati (o entrambe le cose insieme).
Secondo questa logica, diventava gossip, per fare un esempio, ogni notizia di ragazze avvenenti che ottenevano candidature politiche o favoreggiamenti da parte delle istituzioni in cambio di un giro di bunga bunga in una delle 20 abitazioni del caro premier.
Ma questa volta il gioco (no, non il bunga bunga) potrebbe saltare. Il sopruso istituzionale è talmente evidente da non poter essere offuscato dai connotati privati e immorali (illegali?) che comunque non mancano nella vicenda di cui B. s'è reso protagonista stavolta.

Giova infine ricordare che mentre il premier si prodiga con ogni mezzo per garantire la libertà ad una minorenne, c'è un Paese intero (ma sempre più spaccato) alla soglia dei 150 anni rimasto prigioniero della più completa noncuranza delle istituzioni.
E se adesso sono in due a ballare il bunga bunga, presto potremmo essere in 60 milioni a ballare l'hully gully. Allora B. provi a fare una telefonata anche per noi, prima che sia troppo tardi: quella al Quirinale per avanzare le sue dimissioni.
Una telefonata, si sa, può allungare la vita.

venerdì 29 ottobre 2010

Punchball


Può accadere, mentre si condanna un episodio di aggressione come quello di cui è stato vittima mercoledì il il portavoce del PdL Daniele Capezzone, di eseguire una silenziosa ma risoluta opera di discriminazione: offrire due diverse valutazioni e due diversi trattamenti alla violenza fisica e alla violenza verbale.

La differenza tra le due forme di aggressione è invece una soltanto e non possiede una rilevanza tale da ammettere diseguali livelli di deplorazione. Molto semplicemente: contro la violenza fisica, diversamente da quella verbale, la vittima possiede minori o nessuna possibilità di difesa.

Da sempre, però, la risposta ad un attacco frontale, lessico o corporale che sia, può non limitarsi alla difesa personale ma prevedere anche una controffensiva, portando spesso a intrecciarsi i due livelli di violenza: a pugno o insulto si può risponde con un pugno o con un insulto, oppure con entrambe le cose insieme. Lo sciame d'odio in questo modo rimbalza da una parte all'altra sino a raggiungere la rissa, fisica o verbale.

A volte capita anche che la vittima non riesca a vedere a chi appartenga la mano che lo ha colpito e non possa così difendersi, ma può pur sempre reagire. Può prendersela, per esempio, con chi nel suo immaginario già ricopre il ruolo del nemico, e arrivando così ad accusarlo dell'aggressione senza troppi giri di parole. Ovviamente senza alcuna prova e, soprattutto, senza trovare un momento per fare autocritica.

Ogni riferimento a fatti o cose realmente accaduti non è puramente casuale (leggere per capire).

martedì 26 ottobre 2010

Alè oh-ooo


Fortunatamente quella sopra riportata non è il ranking FIFA per nazionali di calcio, bensì la certamente meno temibile classifica dei sistemi politici meno corrotti al mondo secondo Transparency International.
L'Italia si piazza ad un onorevolissimo 67mo posto, dietro a quasi tutti i Paesi dell'OCSE e dell'Unione Europea, ad una manciata di Stati di cui si ignora l'esistenza e a numerose Nazioni africane, asiatiche, oceaniche e latinoamericane a caso ma...

...siamo davanti al Brasile!
Ecchissene se non si tratta del giuoco del pallone: era dai tempi di Paolo Rossi che non li battevamo.

p.s.: purtroppo arriva puntuale l'invito da parte del Segretario Generale dell'OCSE Angel Gurria a prendere con le dovute cautele la classifica sopra riportata.
E nel Bel Paese già si grida all'ennesimo caso di vittoria mutilata.

lunedì 25 ottobre 2010

Tra il Dire e il Fare


Il giorno dopo la chiusura del primo congresso di Sinistra Ecologia e Libertà, si sono sprecati i commenti politici di corredo. Tutte le luci sono ovviamente state puntate sul leader Nichi Vendola, Presidente della Regione Puglia.
Le critiche più curiose riguardano la sua capacità oratoria: da destra come da sinistra, in tanti si sono dichiarati scettici a proposito, come tante volpi incapaci di raggiungere l'uva dell'innata capacità di coinvolgere l'elettore e stabilire con lui un rapporto di simpatia e partecipazione, fosse anche momentanea, legata al tempo di un'orazione. "Tante belle parole che non dicono nulla": è l'accusa più comune, recitata in tutte le salse.

ora et labora
Forse però i suoi denigratori dimenticano che Vendola è l'unico leader di un partito dell'area di sinistra ad avere:
a) un esperienza da capo di un consiglio esecutivo, fosse anche soltanto quella di una Regione;
b) un esperienza da capo di un consiglio esecutivo oggi;
c) un esperienza da capo di un consiglio esecutivo giunta al secondo mandato consecutivo.
E sulla recente conferma elettorale aggiungo: guardate le ultime elezioni regionali, quante sono state le regioni in cui la coalizione di centro-sinistra è riuscita a confermarsi al governo? Sette. Ora sottraete a questo numero il totale delle regioni "rosse", con una forte prevalenza di un elettorato di appartenenza e/o di una palese tendenza a sinistra? Il risultato fa 1: la Puglia.
I tre punti e l'osservazione di fatto di cui sopra non vogliono raggiungere alcuna conclusione diversa da questa: Vendola sarà, anzi sicuramente è, un ottimo oratore, magari con la tendenza a farcire i suoi discorsi più di belle parole che di proposte o fatti concreti a tal punto da far storcere il naso ai più pragmatici, ma ciò non significa assolutamente che le proposte e i fatti non ci siano. Come non mancano i punti di criticità.
Da una parte la leadership nazionale nel campo delle energie rinnovabili, dall'altra le inefficienze e le finanze disastrate del sistema sanitario regionale. Nel mezzo, ancora da compiersi pienamente, le lotte al lavoro nero e alla criminalità organizzata.
Senza fare l'apologia della politica del leader di SEL, ritengo siano ridicole tutte le critiche rivoltegli da parte di chi non solo non ha le sue capacità, ma non ha neanche le sue esperienze di governo. Sono inaccettabili le critiche da parte di chi si è abituato a perdere e non ha mai fatto nulla verso chi ha vinto, rivinto, costruendo qualcosa o almeno provandoci.

Sul futuro di Vendola di più non mi esprimo: sono ancora scottato da quando criticai la sua logica, quanto meno sintattica, di "dividersi da Rifondazione Comunista per rifondare la sinistra", per poi osservare neanche due anni dopo che i risultati gli danno ragione. Dico soltanto, che a proposito di "fare", è giunto il momento per il Governatore della Puglia di affrontare l'ultimo banco di prova: la difficile (usiamo un eufemismo) gestione della sanità regionale. L'attenuante dell'eredità lasciatagli da Raffaele Fitto, talmente bravo e con talmente tanti procedimenti giudiziari a carico da meritarsi l'attuale Ministero agli Affari Regionali, potevano valere per il primo mandato. Ora non ci sono più scuse: se nei prossimi quattro anni che gli rimangono alla guida della Puglia riuscirà a compiere anche questo "miracolo", nulla più potrebbe essergli precluso. Soprattutto in una stagione di carestia come questa per la sinistra italiana.

venerdì 22 ottobre 2010

498 volte No




Il 21 settembre scorso, la Camera dei Deputati si è espressa in merito al disegno di legge avanzato dal deputato dell'IdV Antonio Borghesi, che chiedeva l'abolizione dell'assegno vitalizio destinato a tutti gli onorevoli parlamentari di oggi e di ieri. 498 sono stati i voti contrari (a fronte di 22 a favore dall'Italia dei Valori e 5 astenuti) ad una proposta che abbatteva la possibilità che ci possa essere qualcuno in Italia capace di garantirsi un'agiata pensione dopo soli 5 anni di attività, mentre tutti gli altri cittadini e contribuenti sono costretti a lavorare per circa 40 anni.

Quei 5 anni, poi, dovrebbero essere la norma: bisogna sapere, infatti, che una legislatura assegna vitalizi a tutti i parlamentari, anche a quanti dimessi prima del tempo, non appena superi la metà del suo corso regolare, ovvero 2 anni e 6 mesi.
Un provvedimento che non solo garantirebbe una coerenza e una giustizia sociale, ma che recherebbe anche un notevole risparmio per le casse del Paese.

troppi, troppo costosi, troppo lontani


Questa votazione si teneva un mese fa. Un mese, giornalisticamente parlando, può sembrare un'era geologica, un ritardo mostruoso. Ma io non sono un giornalista e ho pensato fosse doveroso condividere ugualmente questa notizia, soprattutto dopo essermi accertato della carenza di diffusione che la stessa aveva ricevuto a tempo debito.
D'altra parte, da un punto di vista strettamente storico, ciò accadeva "appena" 31 giorni fa. Chi ha votato contro questa proposta sacrosanta sono gli eletti alle scorse, ultime elezioni politiche; quelli, per essere più chiari, scelti dalle segreterie di partito senza passare dalle preferenze degli elettori.


Ciò che ho appena riportato è solo uno dei tanti esempi concreti di una classe politica che perde il suo tempo ad accusarsi l'un l'altro, fazione contro fazione, di non comprendere e di non saper rispondere alle necessità della popolazione; senza però accorgersi di come si stia allontanando sempre più compatta e inerte (tranne in rari e saltuari casi di mosche bianche) dall'intero Paese, e non soltanto dai suoi problemi. Un'èlite che vive in mondo tutto suo, restia a confrontarsi con la gente e soprattutto riluttante ad un ricambio al suo interno che avviene soltanto secondo logiche di età (leggi decesso o demenza senile). La differenza tra questa classe dirigente boriosamente autoreferenziale e le difficoltà della nostra Nazione si fa sempre più abissale, intangibile ma allo stesso tempo palese. Una differenza che credo si possa provare a quantificare con quei 498 "no" che vi ho appena raccontato.

Eppure la teoria direbbe che nei Paesi migliori è la classe politica a indicare la strada del progresso ai propri cittadini, prevedendone le sfide del futuro e rispondendo anzitempo ad ogni esigenza; mentre nei Paesi soltanto decenti è il popolo a far emergere le questioni da affrontare proponendole ai politici, che in tempi più o meno brevi riescono a fornire soluzioni soddisfacenti.
I fatti dicono che in Italia, invece, non solo non c'è nessuno in grado di prevedere il futuro, ma non c'è nemmeno qualcuno che badi al presente: ci sono soltanto occhi rivolti al passato, nello sconfortato rimpianto di quei tempi in cui si stava meglio quando si stava peggio.

giovedì 21 ottobre 2010

I Paladini della Giustizia


Da bambino impari che i più grandi paladini della giustizia di giorno trascorrono la propria vita comunemente come tutti gli altri, per poi entrare in azione con il calare delle tenebre. I cittadini, esclusi ovviamente i malfattori, li adorano e trovano conforto soltanto nel sapere che, una volta tramontato il sole, ci saranno loro a badare affinché tutto vada per il verso giusto.
Poi cresci, e comprendi che questi supereroi vivono solo nei fumetti, nei cartoni animati e, perché no?, anche nei cinema. I tuoi sonni allora cominciano ad essere turbati e le ore diurne non vanno poi tanto meglio: lo sconforto ti prende nel vedere che ogni cosa va male e che nessuno farà niente per cambiare le cose.

Fino a quando non compaiono loro, i nuovi paladini della giustizia: gli F.L.I.
inflessibili tutori della legge
Li guardi in tivù, quasi come fossero anche loro dei cartoni animati, ma no, non lo sono. Loro sono "veri" stavolta: sono in carne ed ossa.
Certo, di notte preferiscono dormire comodamente nel proprio letto, ma in compenso di giorno svolazzano per ogni dove ad annunciare che la giustizia verrà fatta valere e che i condannati saranno garantiti tra le mani delle forze dell'ordine.
E la speranza, si sa ultima a morire, si riaccende. Quello che fino a poco tempo fa era rimasto il sogno disincantato di milioni di bambini, scopri finalmente che è diventato realtà. E non vedi l'ora di tornare alle urne per avere la possibilità di votarli.

Altro che Uomo Ragno o Uomo Pipistrello, gli Uomini Impunità sono tanti e hanno anche i superpoteri, riescono a dire tutto e a fare il contrario di tutto: perfino a proclamare la legalità come punto di battaglia del proprio partito e poi a votare contro l'autorizzazione a procedere in tribunale nei confronti di un ex-ministro indagato per corruzione e a favore del lodo Alfano retroattivo. Nello stesso giorno, nel giro di poche ore.
Riescono ad essere ovunque, a trarre reti di collaborazione ovunque, a rendersi ricattabili ovunque e a non farsi processare ovunque. Anche i cattivoni, però sono ovunque e non muoiono mai. Ma i nostri beniamini hanno un animo talmente buono da non volere che i "nemici" vengano annientati: ed è solo per garantire pari riconoscimento ad entrambi i sentimenti di pietà e di giustizia che continueranno a combatterli fino alla stremo delle forze su ogni schermo televisivo, rimanendogli nel frattempo accanto e votandogli puntualmente la fiducia in Parlamento.

maschera di Shpalman
Infine, come ogni supereroe che si rispetti, anche loro indossano una maschera, unica per tutti quanti, in modo da nascondere la loro vera identità, e soprattutto quanti ne sono realmente. Il che non fa altro che incrementare la curiosità della popolazione che pagherebbe pur di sapere chi si celi dietro quei costumi...

...o forse, tornando un attimo seri, per capire con quale faccia riescano a portare avanti discorsi a proposito della legalità dopo tutti i provvedimenti che hanno votato non soltanto ieri, ma negli ultimi sedici (16) anni.
Spero per loro soltanto che abbiano dei mantelli abbastanza grandi per nascondere interamente la loro figura.